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Questa è l'Antica Cantina di Orvieto, una Osteria con Cucina che non è niente male..... almeno secondo noi: del resto se chiedi all'oste come è il vino, quello ti risponde sempre che è buono!! Se non lo dicessimo non saremmo degli "osti" o meglio delle "ostesse" alla cui categoria invece ci onoriamo di appartenere.
Siamo tutte donne, ci piace ospitare gente, vederla sorridere e stare bene.
Vi aspettiamo |
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afurada (...si va così..) |
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Il fiume andava verso ovest ed il sentiero che lo costeggiava lo accompagnava battuto dal sole. Non c’era un albero, un riparo per fare un po’ di ombra. Andava così. Come chi passeggia cercando qualcosa che si è perduto, dentro, lentamente. In certi momento l’abbronzatura serve, aiuta. In mancanza di ciò potrebbe essere utile un ombrello magari di carta di riso, magari un bel cappello a falde larghe, magari…. Ma niente, puro calore. Gocce di sudore scorrevano dalla fronte giù sul collo, facevano mezzo giro e giù sul petto altre partivano dalla nuca e nel solco della schiena scendevano giù, giù.
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erimo divino (la prima guerra vendemmiale) |
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Autunno 1916, la 15° brigata FALANGHINA risaliva il costone ovest del Monte Barrique. Il capitano SCHIPPETTINO impartì l’ordine di disporsi su due file, una al comando del tenente LAMBRUSCO e l’altra del tenente MERZEMINO. L’obiettivo era di occupare il costone di fronte alle linee nemiche per poi sferrare l’attacco, il batonnage finale, che avrebbe portato all’occupazione dell’intera altura. Due mesi prima il capitano VERDUZZO aveva provato con un’azione a tenaglia ma con nessun esito. Il battaglione del maggiore CHIAVENNASCA si era scontrato in campo aperto con quello del colonnello MULLER-THURGAU ma le defezioni dei capitani MERLOT e MALVASIA, il primo dei quali un emerito GAGLIOPPO, avevano provocato un remuage sur les pupitres e di conseguenza una ritirata in tutta fretta in attesa di nuovi e migliori sviluppi.
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Era l’estate di fine anni ’70 ed avevamo i capelli, anche un po’ lunghi ed il mondo ci apparteneva, niente di brutto ci poteva accadere e con un filo di ferro e un po’ di nastro adesivo si riparavano i motorini ed il motore delle 500. A me piaceva una ragazza di Orvieto che passava le sue vacanze, il mese di luglio, con i genitori, in una casa ad Albinia. Con Primo e una 500 avana con gli sportelli a vento e il tettino apribile, decidemmo di passare un fine settimana ad Albinia per andare a trovare questa ragazza.
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finissimo mitridatum damocratis |
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 Orvietano antidotum magnum… Il mitridato antidoto eccellentissimo del Gran Mitridate Re di Ponto e di Bittinia ha ottenuto il Nome e la gloria a cui ha accresciuto il pregio e il vanto, non solo per le sue singolarissime doti, anco per essere il decreto di tutte le Specierie Medicinali, è notissimo per tutto l’Universo. Giova a tutte le passioni di capo, tanto degli Uomini, che delle Donne. In piedi, sul carretto di legno colorato, il giovane Cristoforo, dottore, si vantava, in medicina, parlava a quella ventina di parigini che si erano radunate lungo Pont-Neuf, posto in cui svolgevano le loro attività i venditori di Orvietano. In quegli anni i ciarlatani sciamavano lungo i luoghi di Parigi come portatori di speranze. Itineravano nelle grandi città e nei piccoli paesi, di passaggio, arrangiandosi tra la gente che cercavano di convincere a comprare.
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Capitava in quegli anni, e forse capita anche adesso, che la squadra battesse un pò la fiacca, succedeva anche a loro …….. allora, sentivamo una tromba che suonava la carica e vedevamo capitan Valentino rimboccarsi le maniche della maglietta …… da quel momento sembrava che in campo ci fosse una invasione di maglie granata e i gol fioccavano ……. Non erano tempi avari….. altri tempi, …… boia!!!!! A Nichelino, in quell’osteria si poteva ancora fumare e non fregava un cazzo a nessuno del divieto, del resto il Bepi, diversi anni prima, l’aveva scritto a chiare lettere all’interno della porta a vetri dell’ingresso “QUI SI FUMA!!!” Il Bepi, ottant’anni e passa, fumava le Gaulois senza filtro, una media di 3 o 4 l’ora e fate voi il conto a fine giornata.
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.. per i latini l’otium era il tempo del riposo, dedicato alla riflessione e all’interiorità, al contrario del negotium, il tempo forzato dalle necessità materiali. L’uomo rilesse più volte la frase del libro traendone compiacimento. Era in sintesi quello che aveva sempre pensato ma il solo fatto di averlo trovato scritto su quella pagina gli provocò quasi la sensazione di essere stato derubato di una convinzione tutta sua. Altro che “l’ozio è il padre dei vizi” come continuamente, sin da bambino suo padre e sua madre gli ripetevano fino alla noia. E poi questo “padre dei vizi” a lui piaceva. Sprofondato sul divano si lasciava andare a riflessioni, a volte anche severe, sul futuro immediato, quello appena dopo il presente ma il tempo scorreva così veloce che non riusciva mai a viverlo questo futuro immediato ed in pratica rifletteva in un eterno presente.
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Venivano dai monti della Garfagnana ed erano toscani, come loro. E come loro erano disperati. Intorno alla metà del XIX secolo la famiglia Rocchi si spostò con le poche cose che aveva, ma con i 14 figli, dalle parti di Rùfina, nella zona del Chianti. Tante speranze dentro quel carro e quegli occhi, tutti di color cenere. Vent’anni dopo, nonostante si fosse creato un nuovo paese, unito, dicevano, dalle Alpi alla Sicilia, le condizioni economiche della famiglia Rocchi non erano cambiate. Tante speranze, forse illusioni, di riscatto erano naufragate e il Re d’Italia, quel piemontese, Cavour, Ricasoli, che era pure di origini toscane, non erano diversi dagli altri.
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